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[l'economia Di Dreams]

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  • [l'economia Di Dreams]

    Prezzi che si alzano prezzi che si abbassano prezzi che si arrotondano.... nn ci si capisce più nulla!
    Un paio di mesetti fa un runico in bronze costava 400k, il barbed sul forum se lo mettevi a base di 5kk nn veniva comprato da nessuno e i bod in small per lo stesso venivano pagati al più 350k, ora uno small se lo fanno a 600k come minimo il bronze a 800 e il barbed manco a pensarci @_@.
    Allora uno pensa... bho si saranno arricchiti tutti vendendo le sop... ma se prima na magery 110 veniva 250k e ora neanche 150?Io comprai la mia prima sos (+10) a 850k mo te le tirano in faccia....
    L'economia gira gira gira gira i prezzi cambiano.....
    Gianni l'ottimo volaaaaaaaaaaaaaaaaa e anche la svalutazione O_o


    Commenti non riguardanti il mio stato di infermità mentale ben accetti °_°

  • #2
    credo che tu abbia ragione tutto costa ogni giorno di piu questo perke il loot delle formike e diventato di 1k ? no e allora perkje ? BHOOO

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    • #3
      mi tirate in facia una sos +10 ?

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      • #4
        anche una piu 25 eh niente complimenti

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        • #5
          Ma e' questo il bello.... che l'economia nn stagna!
          che ce' disinformazione sugli affari, che puoi trovare il vendor disperso chissa dove con dei prezzi eccezionalmente bassi e puoi trovare il prezzo del vendor di Luna con prezzi assurdamente alti!!
          e cmq tutti lavorano bene, sia a prezzi bassi che alti, in dipendenza del posto dove vendi :P

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          • #6
            Originally posted by Riku
            credo che tu abbia ragione tutto costa ogni giorno di piu questo perke il loot delle formike e diventato di 1k ? no e allora perkje ? BHOOO
            Scusa ma da quali formiche looti 1k?
            SÐF, per sempre.

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            • #7
              E da un po di tempo che osservo questo fenomeno anche io,le soluzioni potrebbero essere ad esempio abolire le aste consentendo solo le vendite dirette e riaprire i tread valutazioni,in questo modo nn si vedranno piu persone che valutano un hat of magi 26 kk,runico gold 5kk e tanti altri solo perche qualcuno lo ha comprato a quel prezzo.
              Altra cosa che potrebbe aiutare potrebbe essere vietare ogni tipo di macraggio away che rende un profitto (vedi mining e varie).

              Legendary AoT member
              ICQ 268390403

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              • #8
                Dipende dalla domanda e dall'offerta..

                Le sop 110/115 ora ve le regalano assieme alla rivista di Vanity Fear (assieme ad un comodo reggiseno);

                mentre i barbed, dopo la modifica all'osi style dei premi è diventato leggermente più raro e soprattutto la richiesta è aumentata notevolmente (maggiore affluenza di players.. )
                Firma Irregolare, Editata.

                Freddy - GN Administrator

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                • #9
                  E' tutta colpa dell'euro!!!
                  Vendo: Nulla, al momento.
                  Scambio: Nulla, al momento.
                  Asto: Nulla, al momento.
                  Compro: Nulla, al momento.

                  ICQ: 388589975

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                  • #10
                    Molto più semplice di quanto pensate i prezzi sono cambiati dall'inserimento degli artefatti, non sono raidati come le sope le sos e tutti possono procurarsene, fare scambi e rivenderli. Molte delle sop e sos che vedete vendute, non sono state prese facendo champ o harrower, sono state date a colui che le vende come completamento del prezzo di un artefatto che ha dato via precedentemente.

                    Edito per dire: Altre sop e sos che si gettano in faccia provengono invece da champ o harrower protetti dagli old nel periodo in cui hanno rullato tanto.
                    Per quanto riguarda i martelli runici o i kit barbed ed horned, i prezzi sono cambiati a seguito del cambio dei bod necessari ad ottenerli e della probabilità di ricevere tali bod dal vendor...
                    Ex Korad (KrT), Ex Korad (GsT) SL


                    ICQ:296629041 MSN/MAIL: Korad8@hotmail.com
                    http://www.forumfree.net/?f=429469

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                    • #11
                      Originally posted by Cronos
                      E' tutta colpa dell'euro!!!
                      Hauhhauahua Me stò a cappottà

                      Uhauhuahua stupendo

                      Cmq boh, non c'ho fatto mai caso, anzi si, me so arricchito! Mah è la vita, una volta si diceva "Rosso di sera bel tempo si spera!"
                      Ma oramai sappiamo tutti che non ci sono più le mezze stagioni eh già, si stava meglio quando si stava peggio!!! Ehhhh! Le donne!! Ahiaiaiai!!


                      Non è colpa nostra se l'Austria non ha sbocchi sul mare. cit.

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                      • #12
                        [...] Qualsiasi collettività (sia essa una nazione o un insieme di nazioni, come la comunità internazionale) per sopravvivere e raggiungere i suoi scopi ha la necessità di soddisfare dei bisogni. Questi bisogni possono essere soddisfatti attraverso la disponibilità di determinati beni (risorse naturali o beni frutto della produzione), che siano appunto adatti ad eliminare i bisogni per i quali vengono utilizzati, cioè che abbiano la caratteristica dell’utilità (intesa come capacità di soddisfare i bisogni).

                        Il problema economico fondamentale è questo: mentre i bisogni sono per loro natura potenzialmente illimitati, i beni dotati di utilità economica (cioè i beni in grado di soddisfare questi bisogni) sono necessariamente limitati. Infatti, sia le risorse esistenti in natura, sia i beni producibili dall’uomo, sono in quantità limitata e non infinita. Se un bene fosse infinito (come l’aria che respiriamo) non sarebbe un bene economico.
                        [...]

                        [...] Il falso equilibrio dell'homo oeconomicus (di Guglielmo Carchedi)

                        Per la quasi totalità delle teorie economiche, l'economia capitalista, se lasciata libera di funzionare, tende naturalmente verso l'equilibrio. Tale tendenza si basa sulla figura dell'homo oeconomicus, l'essere razionale per antonomasia. Un tipico esempio di tale razionalità è dato dalle curve della domanda e dell'offerta: se la domanda di un bene sale, il suo prezzo sale; se l'offerta di un bene sale il suo prezzo cala. Le due curve hanno quindi una diversa inclinazione (una discendente, l'altra ascendente) e possono intersecarsi, stabilendo così il prezzo di equilibrio, cioè il prezzo a cui la domanda e l'offerta coincidono. Questo è l'alfa e l'omega della razionalità economica (per semplicità mi riferisco solo alla teoria dell'equilibrio parziale). Si è detto che l'homo oeconomicus massimizza il proprio benessere egoisticamente, cioè indipendentemente dagli altri, coem se la società non esistesse. Ciò non è esatto. L'homo oeconomicus è egoista perché rapace e sfruttatore. Per un esempio, un aumento della domanda di un bene significa che il bisogno di tale bene aumenta. I possessori di quel bene se ne approfittano alzando il prezzo. Essi sono egoisti perché sfruttano i bisogni altrui. Si può osservare che in realtà gli agenti economici possono comportarsi differentemente, per esempio altruisticamente.

                        Ma la teoria economica può parare il colpo sussumendo l'altruismo sotto l'egoismo, cioè sostenendo che l'individuo massimizza il proprio piacere anche comportandosi altruisticamente e quindi senza rinunciare alla propria razionalità egoista. Ma, a parte l'ovvio vantaggio per il capitale di sussumere l'altruismo sotto l'egoismo, tale mossa distrugge le fondamenta della teoria economica. Un comportamento altruista diminuirebbe i prezzi quando i bisogni (la domanda) aumentano al fine di rendere possibile la soddisfazione dei maggiori bisogni. Ma ciò implica che la curva della domanda può avere una inclinazione sia ascendente che discendente. Non vi è quindi più certezza che essa si possa intersecare con la curva dell'offerta: la prova della necessità dell'equilibrio svanisce. Ogni comportamento `deviante' deve essere bandito dalla teoria.

                        Tuttavia, vi è tutta una gamma di beni, come i beni di status e i beni finanziari la cui la domanda può crescere quando il prezzo aumenta e diminuire quando il prezzo diminuisce. Mentre i primi sono quantitativamente relativamente poco importanti, già negli anni novanta i mercati finanziari erano cinquanta volte maggiori delle esportazioni di beni e servizi. Inoltre, il comportamento della domanda è fortemente influenzato dalla fase del ciclo economico. Nella fase ascendente, la domanda può crescere anche se i prezzi aumentano e nella fase discendente la domanda può calare anche se i prezzi calano. Ne consegue che una enorme fetta di realtà non può essere spiegata da questo tipo di razionalità. Non solo l'altruismo ma ogni tipo diverso di comportamento è irrazionale in termini di coerenza logica.

                        Inoltre, anche nel caso in cui il comportamento reale sembrerebbe essere conforme a quello dell'homo oeconomicus, tale comportamento (e quindi l'inclinazione della curva della domanda e la razionalità dell'homo oeconomicus) non è empiricamente sperimentabile. Se un paio di scarpe mi interessa quando il prezzo non è ancora cambiato, ma non mi interessa più quando il prezzo è cambiato, non posso sperimentare se la mia domanda sia cambiata e in che direzione solo come conseguenza della mutazione del prezzo. Le preferenze devono rimanere immutate nel periodo di tempo in cui si fa l'esperimento. Ma ciò non è del tutto sicuro.

                        Quindi l'ipotesi è verificabile solo se si suppone una realtà senza cambiamenti e quindi senza tempo. Marshall ne era cosciente: «Noi supponiamo che al tempo non sia concesso di causare alcun mutamento nei gusti dell'uomo». L'alternaiva è poco invidiabile. Se si vuole sperimentare la teoria, si deve escludere il tempo. Se il tempo è introdotto nell'analisi, la teoria cessa di essere sperimentabile. Secondo la metodologia Popperiana, su cui tale teoria si basa, essa diventa metafisica. Riassumendo, l'homo oeconomicus è privo di qualunque valenza, sia essa empirica o teorica. Esso non solo non spiega una grossa fetta della realtà ma anche quella fetta di realtà che è conforme al suo comportamento non può ad essere corroborata empiricamente.

                        Viene quindi a cadere la nozione di un comportamento razionale (perché egoista) e quindi la nozione su essa basata di un sistema economico in uno stato di equilibrio, o tendente verso l'equilibrio. I molti critici del capitalismo che teorizzano la loro critica sulla base della nozione di equilibrio (e quindi di una razionalità egoista) farebbero bene ad abbandonarla e a sostituirla con una visione del capitalismo tendente ciclicamente verso le crisi. Che è poi ciò che tutti possiamo facilmente osservare.
                        [...]

                        Approfondimento:
                        http://www.liberanimus.org/docs/roth...sti.prezzi.pdf
                        Ultima modifica di MiKeLezZ; 21-02-2005, 19:42.

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                        • #13
                          Juyoukyoukyuu. Domanda e offerta
                          Il mercato postcapitalista e le nuove regole economiche
                          di Cristiano Martorella. 19 gennaio 2003.


                          Nel linguaggio economico si indica con la domanda e l'offerta il meccanismo che regolerebbe la formazione dei prezzi in un libero mercato. La domanda, in giapponese juyou e in inglese demand, è la quantità di merce che un individuo è disposto a comprare a un determinato prezzo. L'offerta, in giapponese kyoukyuu e in inglese supply, è la quantità di beni o servizi posta sul mercato per essere venduta a un determinato prezzo. La teoria della domanda e offerta (juyoukyoukyuu) è centrale poiché costituisce il presupposto per la rappresentazione del mercato ideale utilizzato nell'analisi economica. Eppure, come si vedrà più avanti, essa comincia a vacillare sotto i colpi della critica e dei sostenitori dell'economia postcapitalista. In particolare, alcune osservazioni dell'economista giapponese Oomae Ken'ichi hanno recentemente ridimensionato questa teoria ormai inadeguata al contesto internazionale e alla globalizzazione.
                          La teoria della domanda e dell'offerta ebbe il suo momento d'oro con il successo della scuola economica dei marginalisti negli anni '70 del XIX secolo. Questo mutamento di indirizzo che si opponeva alla precedente scuola classica, fu portato avanti dal lavoro di William Stanley Jevons (1835-1882), Carl Menger (1840-1921) e Léon Walras (1834-1910). I marginalisti contestavano la teoria del valore lavoro che era stata la base dell'analisi economica. Essi sostenevano che il lavoro speso nella produzione di una merce è cosa passata che non può avere alcuna influenza sul valore della merce. Perciò ignorarono il costo di produzione espresso in ore di lavoro, considerando esclusivamente il valore d'uso. Dunque l'utilità di un bene divenne la determinante specifica del valore stesso, ossia il suo costo. Si aggiungeva a ciò l'interpretazione soggettiva del valore che diede appunto il nome alla teoria soggettiva del valore. Ricapitolando, i marginalisti affermano che i prezzi dei beni si formano in un mercato dove i singoli individui ne richiedono una quantità sulla spinta dell'esigenza soggettiva. Questa impostazione psicologista pone come centrali le preferenze del consumatore e il suo comportamento sul mercato, e fa emergere la domanda e l'offerta come fondamentale criterio di autoregolazione dell'economia. In teoria, il meccanismo dell'equilibrio fra domanda e offerta funziona in questo modo: quando c'è un eccesso di offerta il prezzo diminuisce finché la quantità domandata si adegua a quella offerta, se c'è un eccesso di domanda il prezzo sale finché la quantità domandata si riduce a quella offerta. Il valore soggettivo è considerato in funzione della quantità disponibile del bene e misurato alla soddisfazione resa possibile dall'ultima dose del bene stesso. A questa soddisfazione minima gli economisti marginalisti danno il nome di utilità marginale.
                          Ma la teoria soggettiva del valore conteneva i presupposti per la completa eliminazione di qualsiasi teoria del valore dalla scienza economica. Infatti questa impostazione rende inutile ogni considerazione dei fattori psicologici. Gustav Cassel esprime bene questa posizione.

                          La teoria economica è essenzialmente una teoria dei prezzi. Il suo compito principale consiste nella spiegazione dell'intero processo attraverso il quale i prezzi si fissano ai loro effettivi livelli. E' perciò naturale che, fin dal suo stesso inizio, la teoria debba essere basata sul concetto di prezzo. Non è necessario, come i vecchi economisti usavano fare, sviluppare dapprima una speciale teoria del valore e rimandare a una fase successiva l'introduzione del concetto di prezzo.(1)

                          Si comprende come la teoria della domanda e dell'offerta, eliminata la teoria del valore, sia oggi divenuta centrale nella scienza economica assumendo il ruolo precedentemente svolto da altri concetti. Eppure, come stiamo scoprendo, la domanda e l'offerta erano soltanto meccanismi dell'economia che svolgevano un ruolo secondario e subordinato prima della svolta teorica della scuola marginalista. Tornando indietro si rivela che perfino David Ricardo (1772-1823), economista classico, aveva messo in dubbio la fondatezza della teoria della domanda e dell'offerta.

                          In definitiva, il costo di produzione - non già, come spesso si è affermato, il rapporto tra offerta e domanda - regola necessariamente il prezzo delle merci. Per un certo tratto di tempo il rapporto che intercede tra offerta e domanda può certo influire sul valore di mercato di una data merce, fin che più o meno abbondante non ne divenga l'offerta a seconda che la domanda sia aumentata o diminuita: effetto questo, per altro, solo di breve durata. L'idea che i prezzi delle merci dipendano esclusivamente dal rapporto che intercede tra offerta e domanda e tra domanda e offerta, divenuta quasi un assioma dell'economia politica, è stata fonte di parecchi errori nell'ambito di tale scienza. [...] "Il valore d'ogni merce aumenta sempre in ragione diretta della domanda e in ragione inversa dell'offerta" [secondo Jean-Baptiste Say, ndr]. [...] Affermazioni queste, esatte per quanto attiene alle merci monopolizzate ed anche per quel che concerne il prezzo di mercato d'ogni altra merce per un periodo di tempo limitato. Se si raddoppia la domanda di cappelli, ne aumenta immediatamente il prezzo: l'aumento è però puramente temporaneo se non aumenta il costo di produzione dei cappelli, cioè il loro prezzo naturale. Se un'importante scoperta scientifica nell'ambito dell'agricoltura adduce a una diminuzione del 50 per cento del prezzo del pane, non per ciò si determina un ingente aumento di domanda, nessuno desiderandone una quantità maggiore di quel che occorra per soddisfare i propri bisogni; non aumentando la domanda non aumenta neppure l'offerta: una merce viene infatti offerta, non per il semplice fatto che è possibile produrla, ma perché viene richiesta.(2)

                          Con una semplicità disarmante David Ricardo mostra che la teoria della domanda e dell'offerta è soltanto un'ipotesi che trova scarse conferme nella pratica.
                          L'incertezza della teoria della domanda e dell'offerta viene addirittura scavalcata dall'economista giapponese di orientamento liberista Oomae Ken'ichi che propone d'abbandonarla in favore di un'analisi empirica della nuova economia fondata sul lavoro intellettuale, la rete virtuale di Internet, la cibernetica e la globalizzazione. Oomae afferma che il prezzo non è fissato dalla legge della domanda e dell'offerta.
                          (continua)

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                          • #14
                            ... Nel nuovo continente [il mondo virtuale in cui agisce l'economia contemporanea, ndr] il valore è quasi completamente indipendente dal costo. Il valore di Microsoft Windows, come quello di una Lexus o di Final Fantasy (un videogioco di successo), dipende dalla sensazione che il software produce nell'utente. Se costa poco, è affidabile e compatibile con altri programmi e computer, il suo valore cresce. Queste caratteristiche non sono tutte collegate al costo dello sviluppo del software. E il prezzo di 98 dollari non è fissato dalla legge della domanda e dell'offerta. A ben vedere, il prezzo di Windows deriva dal suo rango di piattaforma, e dalle sue possibilità di conservare questo status. A 400 dollari, il prezzo sarebbe stato abbastanza elevato da attrarre altri concorrenti sul mercato e minacciare la piattaforma. A 20 dollari, il prezzo sarebbe risultato abbastanza basso da convincere i concorrenti di poter produrre un'alternativa in grado di offrire un margine più elevato, e quindi ancora una volta, di minacciare la piattaforma. Bill Gates ha scelto 98 dollari perché è un prezzo abbastanza basso per scoraggiare i concorrenti nel produrre prodotti alternativi più economici, e abbastanza alto per generare margini e da convincere gli utenti che vale la pena di comprarlo. D'ora in avanti i prezzi di beni e servizi dipenderanno dalla capacità di sfruttare la concorrenza. Chi continua a fissare il prezzo dei propri beni con un metro di giudizio da vecchio mondo, basato sul costo, prenderà decisioni sbagliate.(3)

                            Oomae Ken'ichi reintroduce il concetto di valore e di costo di produzione riconoscendo implicitamente che la teoria del valore lavoro era in linea di massima corretta nel vecchio mondo. Ma aggiunge che essa non possa tenere in considerazione i cambiamenti avvenuti nel sistema economico contemporaneo. Egli sostiene che la formazione del prezzo non possa avvenire secondo le propensioni soggettive degli individui, piuttosto sia fissato dalle organizzazioni economiche più forti (aziende, multinazionali, istituti finanziari, etc.). Si passa dunque da una teoria soggettiva del valore a una teoria globale del valore. Il prezzo viene stabilito dalla concorrenza fra le aziende e dalla loro capacità di gestire fette sempre più ampie di mercato. Questa considerazione sposta l'attenzione da un contesto formale che ritiene liberi gli individui posti nel mercato a un contesto storico che pone in primo piano il potere delle organizzazioni aziendali e le loro ramificazioni nel tessuto sociale.
                            Anche se Oomae Ken'ichi è un sostenitore estremo del liberismo economico, le sue analisi forniscono ottimi argomenti per comprendere storicamente lo sviluppo economico. Invece di opporre le differenti teorie, possiamo convenire che la teoria del valore lavoro è adatta alla descrizione di una società industriale, la teoria soggettiva del valore è in parte adeguata a spiegare la società dei consumi di massa, e la teoria globale del valore è indispensabile per comprendere la società dei servizi e dell'informazione. La teoria globale del valore, secondo la quale il valore è indipendente dal costo ed è fissato dalle organizzazioni aziendali, contraddice e rende superflua la teoria della domanda e dell'offerta. Eppure se ci fermassimo qui non avremmo nemmeno sfiorato la questione principale sollevata da queste osservazioni. Un sistema economico dove il lavoro non ha più un valore, il prezzo e il profitto non sono collegati alla produzione, e il mercato non è regolato dalla legge della domanda e offerta, non può dirsi capitalista. Infatti sono le definizioni stesse del capitalismo che inequivocabilmente contraddicono ogni tentativo di riportare questa realtà al vecchio schema industriale basato sul capitale (possesso dei beni e dei mezzi di produzione). La gestione della produzione con la tecnica informatica ha introdotto un elemento virtuale e la smaterializzazione del lavoro. L'elettronica e la cibernetica hanno svuotato di senso il lavoro materiale. Il lavoro materiale era prima misurato in ore, l'attuale lavoro intellettuale viene considerato come una prestazione misurata sull'obiettivo. Viene pagato il servizio offerto o l'informazione, ciò indipendentemente dai costi. Però la tecnica informatica rompe la dicotomia fra lavoratore e mezzi di produzione. Con l'informatica il lavoratore può essere anche il proprietario dei mezzi di produzione (computer e periferiche). La stessa rete informatica non ha proprietari ed è condivisa dagli utilizzatori che ne garantiscono l'esistenza attraverso il loro hardware.
                            L'economia postcapitalista permette alle grandi aziende una maggiore penetrazione e pervasività nel mercato attraverso la globalizzazione, eppure quest'ultima costringe a una estensione della partecipazione che nessuna multinazionale può controllare. Cade l'opposizione fra chi produce e chi consuma, in conclusione, fra offerta e domanda.



                            Alfred Marshall
                            [...] sostenne che il prezzo é determinato tanto dalla domanda quanto dall'offerta. Risulta vano, invece, il suo sforzo di perfezionare una teoria dinamica dell'equilibrio.
                            Fermo sostenitore della proprietà privata e del libero mercato, in economia analizzò l'elasticità del prezzo rispetto alla domanda, ricercò le condizioni che determinano un equilibrio economico stabile, puntualizzò la distinzione fra costi industriali crescenti e decrescenti e quella fra economie di scala interne ed esterne. [...]

                            [...]Gli anni più recenti hanno visto una rinascita degli studi su Marshall e la frettolosa liquidazione del suo pensiero si é rivelata fondata su equivoci d'interpretazione.
                            Nel campo della teoria delle probabilità, egli sosteneva che l'aleatorietà delle valutazioni non é determinante: i prezzi vengono stabiliti dall'interazione fra le decisioni di buyers e sellers; tali soggetti focalizzerebbero la loro attenzione sull'opportunità migliore, senza preoccuparsi del rischio di perdita. Parallelamente non viene contemplata l'idea che ci sia chi non ha il denaro per acquistare tali beni: lo stesso Marshall a tale proposito afferma "No one should have any occupation which tends to make him anything less than a gentleman".[...]

                            [...] " Come regola generale, più è breve il termine considerato, maggiore deve essere l'attenzione che dedichiamo all'influenza della domanda sul valore; e più lungo è il termine, più importante sarà l'influenza del costo di produzione sul valore "[...]
                            [...] " il valore di mercato è spesso più influenzato da eventi passeggeri e da cause il cui effetto è irregolare e di vita breve, piuttosto che da quegli eventi che agiscono costantemente. Ma nei lunghi periodi queste cause irregolari e accidentali in larga misura cancellano l'una l'influenza dell'altra; così che nel lungo termine le cause costanti dominano completamente il valore.
                            Ultima modifica di MiKeLezZ; 21-02-2005, 19:41.

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                            • #15
                              Mikelezz...senza rancore...

                              Mavaffan...........

                              Peace&Love


                              Non è colpa nostra se l'Austria non ha sbocchi sul mare. cit.

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